La giurisprudenza di merito e quella di legittimità escludono che i dipendenti impiegati in smart working abbiano diritto a ricevere i buoni pasto.

Nella sentenza 8 luglio 2020 n.1069, il Tribunale di Venezia  ha esaminato il decreto legge n.34/2020 ed escluso il diritto di ricevere i buoni pasto per i dipendenti comunali in smart working (https://www.segretaricomunalivighenzi.it/archivio/2020/luglio/trib-venezia.pdf).

A fondamento della decisione, i Giudici del Lavoro osservano come il lavoratore agile non abbia un orario predefinito, con conseguente venir meno del presupposto che il buono pasto possa essere utilizzato fuori dall’orario di lavoro e come il buono pasto costituisca un benefit e non un elemento della retribuzione.

La Corte di Cassazione con l’ordinanza del 28 luglio 2020, n. 16135 ha confermato la natura assistenziale dei buoni pasto.

Secondo l’orientamento prevalente, l’erogazione del buono pasto costituisce un’agevolazione di carattere assistenziale collegata al rapporto di lavoro da un nesso meramente occasionale e pertanto non rientra nel trattamento retributivo in senso stretto. Il valore dei pasti, di cui il lavoratore può fruire in una mensa aziendale o presso esercizi convenzionati con il datore di lavoro, non è un elemento integrativo della retribuzione. Il servizio mensa costituisce un’agevolazione di carattere assistenziale, anziché un corrispettivo obbligatorio poiché manca la corrispettività della relativa prestazione rispetto a quella lavorativa e il collegamento causale tra l’utilizzo della mensa e il lavoro prestato, sostituendosi ad esso un nesso meramente occasionale con il rapporto (Cass. 29 novembre 2019 n. 31137).

Sull’applicabilità dei profili di responsabilità amministrativa degli enti negli studi professionali continua ad essere di estrema attualità una pronuncia di qualche anno fa.

La seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza del 7 febbraio 2012 , n.4703 ha statuito in via definitiva l’applicabilità del sistema di responsabilità amministrativa degli enti previsto con il d. lgs. n.231/2001 anche agli studi professionali.

Secondo la Corte le stesse attività professionali strutturate in forma societaria sono passibili di una responsabilità per colpa organizzativa derivante dal non aver adottato un adeguato sistema volto ad evitare la commissione di reati da parte dei componenti.

Più nel dettaglio, con nella sentenza in esame la Cassazione ha ritenuto legittimo applicare a un ambulatorio odontoiatrico, strutturato in forma di società in accomandita semplice, la pesante sanzione dell’interdizione dall’esercizio dell’attività per un anno.

Trova conferma quindi l’orientamento già registrato nella giurisprudenza di legittimità sin dall’aprile del 2011, con cui la Corte aveva esteso alle imprese individuali il campo di applicazione del d. lgs. n.231/2001 (Cass. n. 15657/2011).

Sull’applicabilità dei profili di responsabilità amministrativa degli enti negli studi professionali continua ad essere di estrema attualità una pronuncia di qualche anno fa.

La seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza del 7 febbraio 2012 , n.4703 ha statuito in via definitiva l’applicabilità del sistema di responsabilità amministrativa degli enti previsto con il d. lgs. n.231/2001 anche agli studi professionali.

Secondo la Corte le stesse attività professionali strutturate in forma societaria sono passibili di una responsabilità per colpa organizzativa derivante dal non aver adottato un adeguato sistema volto ad evitare la commissione di reati da parte dei componenti.

Più nel dettaglio, con nella sentenza in esame la Cassazione ha ritenuto legittimo applicare a un ambulatorio odontoiatrico, strutturato in forma di società in accomandita semplice, la pesante sanzione dell’interdizione dall’esercizio dell’attività per un anno.

Trova conferma quindi l’orientamento già registrato nella giurisprudenza di legittimità sin dall’aprile del 2011, con cui la Corte aveva esteso alle imprese individuali il campo di applicazione del d. lgs. n.231/2001 (Cass. n. 15657/2011).

La #Cassazione, Sez. Lavoro, 26 settembre 2019, n. 24100, ha ritenuto che per i contratti di #collaborazioniaprogetto illegittimi possano trovare applicazione le #sanzioni economiche indennitarie contenute nell’art.32, co.5, l. n.183/2010 a due condizioni

  1. natura a #tempodeterminato del #contrattolavoro;
  2. la presenza di un fenomeno di #conversionerapporto.

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20190926/snciv@sL0@a2019@n24100@tS.clean.pdf