#diritto #oblio #cronaca #bilanciamento #CassSezUn

28 Aprile 2020

La Cassazione Sezioni Unite 22 luglio 2019 con sentenza n° 19681 precisa i contenuti del #diritto #oblio.

Risolvendo un contrasto giurisprudenziale ha individuato i principi a cui deve attenersi l’operatore coinvolto nel bilanciamento tra diritto storiografico e di cronaca giornalistica e il diritto alla riservatezza.

Più nel dettaglio la vicenda esaminata dalla Corte trae origine dal ricorso di un uomo che (commesso un efferato omicidio e scontata una pena detentiva carceraria di 12 anni) a distanza di 27 anni era finito sulle pagine di una testata giornalistica locale. Il giornale locale aveva deciso di pubblicare una serie di articoli ripercorrendo i delitti più efferati che negli ultimi 15 anni si erano verificati nel territorio affinché l’accaduto non si ripetesse per l’avvenire.

Gli articoli non si limitavano a ripercorrere i fatti delittuosi in maniera sommaria, ma precisavano le generalità degli autori.

il ricorrente citava in giudizio il giornale, affinchè fosse risarcito del danno “patrimoniale e non” che era scaturito alla propria persona a seguito alla pubblicazione.

A pena ormai espiata, infatti, in dispregio totale del diritto alla riservatezza, che a parere del ricorrente avrebbe dovuto prevalere sul diritto di cronaca e critica, la pubblicazione de quo causava la perdita del lavoro e una rinnovata emarginazione sociale del soggetto suindicato.

Le Sezioni Unite, intervenute a risolvere il dibattito sorto in I e II grado, tracciano, anzitutto una linea di demarcazione, tenendo a precisare, seppur in un obiter, che la vicenda in esame facesse riferimento al bilanciamento tra, da un lato, il diritto alla riservatezza e, dall’altro, il diritto giornalistico alla “storiografia”, cosa ben diversa, per natura, dal diritto di cronaca e critica giornalistica.

Ragione, per la quale, il principio di diritto enucleato va confinato, in termini applicativi, a tale aspetto, senza alcun margine operativo di interpretazione estensiva alle ipotesi in cui a contrapporsi alla riservatezza sia il diritto di cronaca e critica.

E’, infatti, necessario, assumo gli ermellini, che ogni pronuncia giudiziaria trovi il proprio limite nel collegamento con la vicenda concreta trattata, essendo necessario rifuggire da principi di carattere generale ed astratti sul diritto.

Una pronuncia che, ancora una volta, coglie l’occasione di evidenziare l’importanza di un’analisi concreta della vicenda attenzionata ai fini di una giustizia di carattere sostanziale e mai formale.

Ciò premesso, ecco, in sintesi il principio di diritto statuito dalla Suprema Corte:

“Nei rapporti tra il diritto alla riservatezza, nella specie diritto all’oblio, e il diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende passate (storiografia), il giudice, fermo restando la libertà di scelte editoriali in ordine alla rievocazione dell’accaduto, deve valutare se sussiste l’interesse pubblico, concreto e attuale, alla menzione degli elementi identificativi delle persone protagoniste dei fatti medesimi. Tale menzione sarà lecita in caso di personaggi che destano, nel presente, interesse nella collettività, per ragioni dì notorietà o ruolo pubblico investito. In caso contrario, prevale il diritto alla riservatezza, se la rievocazione ferisce la dignità e l’onore dei soggetti protagonisti delle vicende rievocate”.